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grotta

Cefalù 16 m. s.l.m. è un comune di 14.000 abitanti (circa) in provincia di Palermo; è situato sulla costa siciliana settentrionale ed è situato a circa 70 km. da Palermo fa parte del Parco Regionale Naturale delle Madonie
Ma quando nacque Cefalù e chi furono i suoi primi abitanti.

Da ritrovamenti nelle due grotte della rocca, sul versante settentrionale, chiamate “delle giumente” e “delle colombe” risulterebbe abitata fin da epoca preistorica. Il mitico Ercole intorno al 1283 a.C. costruì un tempio al Sommo padre Giove e la città coltivò anche il culto di Ercole a cui dedicò monete ed altari; fu nota col nome punico di “Ras Melkart” ovvero Promontorio di Ercole.
All’avvento dei Greci, nella metà dell’VIII s. a.C., la Sicilia era abitata da Fenici, Siculi, Sicani ed Elimi così chiamati dalla spiga di miglio (in greco elimos), graminacea molto coltivata da questa popolazione.

Diodoro Siculo fa risalire la città di Cefalù, al IV s. a.C.. Nelle sue opere parla di Kephaloidios o Kephaloidion, nome greco con diversi diminutivi Kefalion e Kefalis, e diversi significati.
Quello più attendibile risulterebbe “testa”, inteso come “capo”, in relazione alla rocca che, vista da est verso ovest, sembra assumere la forma di una testa coricata; oppure “Kefalos” come “testa di sorgente nel mare”, allusione chiara alle sorgenti d’acqua che, sgorgando in mare, assicuravano ai navigatori un posto sicuro dove rifornirsi.

tempio diana pNell’antichità Cefalù fu luogo di miti, tra i quali quello tanto caro al poeta Stesicoro, che tratta del pastore Dafni. Si racconta che, sposata Echenaide, figlia di Giunone, pur avendole giurato fedeltà, Dafni la tradì con la bella ma corrotta regina Climene. Durante un banchetto gli offrì del vino abilmente mischiato a succo di alloro (forte afrodisiaco) e in quel momento la sua mente si smarrì e non si accorse dell’inganno. Giunone, in un momento di totale ira, e secondo la punizione sicula per gli spergiuri, lo rese cieco. Dafni finì così i suoi giorni sulla spiaggia di Cefalù dove, alla sua morte, venne trasformato in roccia per volere di suo padre Mercurio impietosito.
Altro mito, quello della dea greca Artemide, la romana Diana. Ancor oggi sul lato occidentale della Rocca a m. 150 si erge un edificio megalitico chiamato tempio di Diana, forse legato al culto dell’acqua, come proverebbe l’annessa cisterna protostorica (sec. IX – VIII a.C.)

Il vicino porto turistico chiamato “Presidiana” sembrerebbe indicare il luogo di un ipotetico ratto (presa) dove Diana si bagnava abitualmente. Nella pronunzia locale si dice però “Prissuliana” sembrerebbe una volgarizzazione di “Prisshulan” ovvero in lingua araba “Rifugio d’acqua”.
Non dimentichiamo che da secoli scorre a mare una quantità importante di acqua dolce nota ai navigatori sin da epoche antichissime, punto di riferimento doveva essere la rocca a forma di testa coricata, Kefa.
Tale luogo, situato ad oriente della rocca, era probabilmente usato anche come rifugio, ecco perché forse la baia oggi chiamata “Calura”, deriva dall’arabo “Calhur” (Rifugio orientale) o dall’antico greco “Kalos” (bello) e “oreuo” rifugio.

Di certo possiamo dire che dovette nascere come avamposto fortificato verso la fine del V secolo a.C. con le dimensioni dell’attuale centro storico, delimitato da una cortina di mura megalitiche che, in buona parte e in forma originale, esiste ancora.
Dopo la Prima Guerra Punica del 264 a.C., Cefalù venne presa con l’inganno dai Romani nel 254 a.C. diventando, dapprima città Decumana e sotto Augusto, città stipendiaria, non ebbe grande importanza in questo periodo, nonostante battesse moneta propria.
In seguito alla caduta dell’Impero romano d’Occidente la città si trasferì, per motivi di sicurezza, sulla Rocca. La vecchia sede in riva al mare andò progressivamente in rovina anche se non fu del tutto abbandonata.
Nel 468 – 535 d.C. Cefalù subisce le dominazioni dei Vandali e dei Goti per poi passare alle dipendenze di Bisanzio (l’antica Costantinopoli oggi Istanbul).
Già dal VII° s. d.C. gli arabi avevano effettuato diverse incursioni in Sicilia e nel giugno del 827 comincia la vera invasione musulmana con la conquista del primo centro abitato, chiamato “quartiere dell’armata”. in arabo “Mazara” ovvero Mazara del Vallo.

Nell’857 Cefaledio (Cefalù) venne conquistata e saccheggiata dagli arabi e il nome della città cambiato in “Gafludi”. Gli uomini sottomessi agli arabi per propria volontà furono chiamati “Dhimmis” (liberi) e fu permesso loro il godimento delle loro terre con l’obbligo d’una tassa detta “Karadj”. I terreni venivano irrigati da condotte d’acqua (”Saia” in arabo “Saqija”) che attingevano da serbatoi dette “Gebbie” in arabo “Gabiya” (ancora oggi in uso). Le colture introdotte furono: i Gelsi, la Canna da zucchero, l’Arancio, il Cotone.

Nel frattempo, nella lontana Francia, nella terra degli “Uomini del Nord” detti “Nord Man” ovvero Normanni, il maggiore dei figli del signorotto Tancredi di Altavilla chiamato Roberto, detto il “Guiscardo”, ovvero “lo scaltro”, ottenne nel 1059 dal Papa Nicolò II° il titolo di Duca di Puglia e Calabria e la promessa di investitura (Re) della Sicilia se l’avesse liberata dall’Islam, dal momento che soldati arabi effettuavano, sempre più spesso, incursioni militari dalla vicina Calabria fino alle porte di Roma.
Nel 1063 Cefalù fu liberata dal Normanno il “Guiscardo” e suo fratello Ruggero d’Hauteville durante un’incursioni dalla Calabria in Sicilia per prendere visione del territorio. L’occasione per liberare l’intera isola giunse circa 8 anni dopo nel 1071 quando Ruggero sbarcò a Catania mentre Roberto il “Guiscardo” per giungere a Palermo, attraversò i Peloritani e i Nebrodi; giunto però sulle Madonie sotto “Pizzo Antenna”, venne intercettato da un’armata Araba.
Lo scontro fu decisivo, su un pianoro che ancora oggi è chiamato “Piano della Battaglia”; qui i Normanni sconfissero i nemici e, giunti a Palermo, iniziarono l’assedio fino alla conquista della città l’8 gennaio 1072.
Nell’agosto del 1129 Ruggero II, partì da Salerno per raggiungere suo padre, Ruggero d’Hauteville, in Sicilia. Lungo il viaggio si trovò in mezzo ad una tempesta di tale violenza al punto di essere prossimo al naufragio. Ruggero II fece voto al Santissimo Salvatore affinché, in cambio della salvezza sua e della ciurma, avrebbe fatto costruire una cattedrale in suo onore nel luogo di sbarco.

cefal mura e porteIl 6 agosto dopo aver toccato terra nel porticciolo di Cefalù, si inginocchiò in preghiera e ringraziò il Salvatore del miracolo avvenuto. Secondo la leggenda da lì a poco iniziò la costruzione della cattedrale.
Nel 1131 la città fu “riedificata” in riva al mare da Ruggero II, utilizzando parzialmente le preesistenti strutture urbanistiche. Le mura seguivano la linea della costa impostandosi direttamente sulla scogliera naturale, per ripiegare poi verso la Rocca a cui si saldavano. Lungo la fortificazione si aprivano quattro porte: la I, “porta terra”, a piazza Garibaldi , la II “dell’arena” o “d’Ossuna”, a piazza Cristoforo Colombo; la III sul mare, verso Ovest, “della marina” o “Pescara”; e l’ultima verso Est, Porta IV o “della giudecca”. Le strutture originali, ben riconoscibili nei tratti meglio conservati, come in piazza Garibaldi, lungo la discesa Paramuro e presso la via Porpora, sono quelle a grandi blocchi, non cementati da alcun tipo di malta.

A piazza Garibaldi si è conservata la parte inferiore di una torre, inglobata nelle strutture campanarie della Chiesa di S. Maria della Catena, ex Chiesa dell’Addoloratella del 1780; da qui si accedeva alla Porta I, o porta Terra, il più importante ed antico ingresso che immetteva direttamente nel CARDO MAXIMUS.
Per tutto il medioevo, la vita di Cefalù fu fortemente caratterizzata dai privilegi di cui fu dotato il vescovado. Ruggero II fu un grande re, fece del regno di Sicilia uno degli Stati d’Europa più potenti e meglio ordinati. Nel 1129 creò il primo parlamento della storia. L’Inghilterra lo ebbe solo nel 1264.

Si ebbe il primo Stato “burocratico”, vale a dire basato su funzionari e non su una organizzazione feudale (vassalli, valvassori e valvassini). Si ebbe il primo stato “laico”, indipendente dalla chiesa di Roma e soprattutto si continuò, come nel periodo arabo, ad applicare uno spirito di tolleranza religiosa e civile che nel resto d’Europa sarà riconosciuta solo nel 1598 (cioè ben quattro secoli dopo) con l’editto di Nantes di Enrico IV di Francia.

Della città medievale si conservano poche tracce , perché Ruggero II nel “riedificare” Cefalù, distrutta forse dal padre durante la liberazione nel 1063, ne sfruttò l’antica struttura urbanistica. Il quartiere che maggiormente conserva, nella sua morfologia, l’aspetto medievale è quello di Crucidda – Francavilla, parallelo al corso Ruggero e compreso fra il Duomo e la Rocca. Proprio in questo quartiere, dalla caratteristica struttura, si è conservata una casa-torre, visibile in fondo al vicolo che fiancheggia la chiesetta del SS. Sacramento. La torre, attribuita ad un ipotetico palazzo reale di Ruggero II, potrebbe significare un collegamento tra il palazzo reale e la cattedrale, secondo i canoni dell’epoca, ne è un esempio il palazzo del comune di Monreale.

Il centro storico, da un punto di vista scenografico, presenta un’ammirevole armonia con direttrici Nord-Sud e Est-Ovest in stile “Ippodameo”; con l’arteria principale che l’attraversa, dall’antica “Porta Terra”, oggi Piazza Garibaldi a Sud, verso i bastioni a Nord, l’antica “strada Reale” chiamata Corso Ruggero (in onore di Ruggero II).
Tutte le strade verso Nord salgono sul corso principale e anticamente la città era divisa in “Chianu” (piano) superiore e inferiore, in quello inferiore si trova il Lavatoio detto Medievale. Gli abitanti più anziani lo chiamavano “U Ciumi” (il Fiume), una larga scalinata scende fino a due vani coperti da una bassa volta, quello a sinistra con bocche leonine dove si attingeva l’acqua per uso domestico e l’altro con vasche rettangolari dove le massaie, nell’acqua corrente, sciacquavano i panni sporchi, strofinandoli sulle pietre ruvide. Quello che notiamo è l’abbondanza di acqua che scorre, all’ingresso una lapide a muro di Vincenzo Auria (1655) riporta in latino (Qui scorre Cefalino, più salubre di qualunque altro fiume, più puro dell’argento, più freddo della neve) Quasi certamente condotte naturali portano dal fondersi delle nevi delle Madonie, una considerevole quantità d’acqua al mare di Cefalù, producendo varie sorgenti sparse nel territorio.

Il Cuore della città è piazza Duomo, in passato chiamata “Chianu ru Signuruzzu”. Dagli scavi del Prof. Amedeo Tullio abbiamo conferma che tutto lo spiazzo fosse l’antico luogo dell’assemblea dell’antichissima città greca.
La struttura che domina la piazza, oltre la Cattedrale, è il Palazzo di Città. Anticamente monastero di Santa Caterina delle monache Benedettine, sicuramente medioevale del XII e XIII secolo. Il complesso è ben visibile nel disegno di Benedetto Passafiume del 1645. In epoca garibaldina venne adibita a Caserma militare e nelle campagne di scavo di fine 900 sono venuti alla luce reperti di notevole valore archeologico di epoca greca. Oggi sede del Comune dal 1954; di notevole rilevanza l’antica sala delle capriate, adibita a Sala Consiliare.
Da scavi dell’istituto di Archeologia dell’Università di Palermo sono stati rinvenuti, nella Cattedrale, sotto il portico lato destro, una pavimentazione a mosaico paleocristiana e nello strato inferiore, resti di una pre-esistente basilica romana, (forse frutto del riadattamento del tempio romano, ricordato da Cicerone nelle sue Verrine)

La Cattedrale nacque Il 7 Giugno 1131 giorno di “Pentecoste” per diretta volontà di Ruggero II, che pose la prima pietra per la costruzione di un così imponente manufatto destinato ad essere anche il suo Mausoleo. Nel 1145 vengono sistemati nel transetto due sarcofagi reali in porfido, nel mese di aprile dello stesso anno, il testamento di Ruggero dichiara di voler essere sepolto nel sarcofago posto a sinistra del Transetto, nel 1148 venne collocata nell’abside una iscrizione musiva divisa in due registri, attestante, che la chiesa, per volontà di Ruggero, sarebbe stata arricchita da mosaici, ma della suggestiva leggenda della tempesta e del voto da lui fatto, non se ne trova alcuna traccia sia nei mosaici, che nelle sculture o nella Cattedrale, ove tale fatto miracoloso avrebbe dovuto avere la sua immortalità.

Dopo la prematura morte di Ruggero II il 26 febbraio del 1154 a Palermo, l’edificio subì un lento processo di decadimento, tanto che nel 1215 il re Federico II, affrontando il clero della futura cattedrale, fece trasferire i due sarcofagi in porfido nella cattedrale di Palermo, per accogliere la madre Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II e il padre Enrico VI figlio di Federico “Barbarossa”.

Nel 1263 il conte Enrico Ventimiglia finanziò la copertura lignea del tetto, così com’è attestato nella trave della navata centrale, nella scritta di colore bianco a caratteri gotici visibile ancora oggi.
Nel 1267 Papa Clemente IV inviò in Sicilia il cardinale Rodolfo, vescovo di Albano, per consacrare in modo definitivo il 10 aprile la Cattedrale di Cefalù, (136 anni dopo l’inizio dei lavori) e in contemporanea, quella di Monreale.
Nel 1269 venne posta sull’Arco Trionfale una croce in legno dipinto e sagomato di ragguardevole misura (oggi m.5,13) la più grande tra le croci contemporanee. Decorata sulle due parti, rappresenta da un lato Cristo Crocifisso e dall’altro, Cristo Risorto (Pasqua) essendo bifronte, veniva girata secondo le festività in corso. L’interno è dominato dal solenne colonnato ad archi ogivali di gusto arabo, ma soprattutto dall’imponente immagine del Cristo Pantocratore nel catino dell’abside. Il Solenne Cristo benedicente , tutto a mosaici su fondo oro, tiene nella mano sinistra il vangelo con scritte in greco e latino. Tutto ciò sta a testimoniare la perfetta armonia che il re seppe creare tra popolazioni di usi e costumi diversi.

Dei vari decori di età barocca e neoclassica rimane ben poco, dopo gli asporti avvenuti dall’inizio del ‘900. Tali rimaneggiamenti, hanno tuttavia documentato il suo continuo adeguarsi al mutare del gusto.
Dal 1985 sono state aggiunte delle vetrate in vetro soffiato nelle 72 finestre preesistenti.
Uscendo dall’edificio si giunge ad un ampio terrazzo, detto “Turniale” o “Sagrato” con scalinata, aggiunti nel 1580. Particolare nota risulta il numero dei gradini della scalinata fino all’altare maggiore che è di 33 come gli anni di Cristo.

Da gennaio 2011 dopo l’insediamento del nuovo Vescovo Monsignor Vincenzo Manzella, e per suo espresso desiderio, il prezioso Ambone, per anni lasciato smontato in attesa di restauro, sta ora esposto pronto per essere ripristinato nel luogo d’origine.